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Utente: stojil
Non lo so tanto bene. Quindi forse è meglio che lo decidano altre cose, piuttosto che io. Quello che vedo, forse. O quello che ascolto, magari:
Fino a quando non c'incontreremo di nuovo, tieni la testa ben piantata sul collo, leggi qualche buon libro, sii efficiente, sii felice (S.K.).
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mercoledì, 16 gennaio 2008

E' finita che hanno vinto tutti.

Gli studenti contestatori hanno raggiunto il proprio scopo. Il Papa non ha messo piede all'università e loro si sono potuti sentire dei piccoli rivoluzionari, dei nuovi sessantottini. E assieme a loro i docenti da cui la protesta è partita hanno potuto rinverdire i fasti del loro passato.

Il Vaticano ha la possibilità di praticare un po' vittimismo, gridare alla censura, berciare contro quei senzadio.

Rettorato e università hanno avuto l'attenzione che cercavano, e per la quale era stato inoltrato l'invito al Papa.

Hanno talmente vinto tutti che non me ne importa assolutamente nulla, di questa cosa.

postato da: stojil alle ore 09:20 | Link | commenti
categoria:pensieri, politica
mercoledì, 03 ottobre 2007
Ci son mattine che uno si sveglia con meno voglia del solito di lavorare e allora si immagina una qualche attività professionale in cui gli piacerebbe un po' di più cimentarsi. Ecco, io questa mattina vorrei avere un frutteto grandissimo, con una discreta varietà di piante e un piccolo baretto annesso, e la gente si farebbe una passeggiata tra gli alberi, e sceglierebbe la frutta, per poi venirla a consumare così com'è, o in macedonia, o trasformata in frullati, gelati e quant'altro.
postato da: stojil alle ore 09:36 | Link | commenti (3)
categoria:pensieri, lavoro, tedio
giovedì, 02 agosto 2007
postato da: stojil alle ore 14:45 | Link | commenti (1)
categoria:musica, grazia, la ragazza dietro al banco
giovedì, 02 agosto 2007

Però ieri sera, in ufficio, mentre si tirava tardi, e non si sapeva bene a che ora saremmo andati a casa, non pensavo che intendessero questo, quandi mi avevano detto "la valutazione è tutto sommato positiva, passi a tempo indeterminato."

postato da: stojil alle ore 12:51 | Link | commenti
categoria:pensieri, lavoro, grazia
mercoledì, 01 agosto 2007

Comfortably Numb, dal vivo, e io lì.

 

postato da: stojil alle ore 10:31 | Link | commenti (2)
categoria:pensieri, musica, lavoro, video, tedio, youtube
martedì, 24 luglio 2007

Delirio in crescendo.

 

postato da: stojil alle ore 15:48 | Link | commenti
categoria:viaggi, musica, video, grazia, youtube
giovedì, 12 luglio 2007

Non so come sarà il film. Ma intanto il trailer mi intriga. Per non parlare di quel credit alla fine del filmato.

postato da: stojil alle ore 09:17 | Link | commenti (1)
categoria:film, televisione, video, lost, youtube
giovedì, 28 giugno 2007

Nella notte tra il 25 e il 26 giugno, è mancato Luigi Meneghello. Altri, più bravi di me, ne ricorderanno l'apporto alla nostra letteratura. A me rimane l'impressione che ne ebbi quella volta che lo vidi a Pordenonelegge, un paio d'anni fa, quella di un uomo buono, prima ancora di tutto il resto.

Lo scirocco scuote i balconi, s’infila dentro casa e fa sbattere le porte, è raro un vento così da noi, è cosa da mare.
Il sole splende, è un bel giorno per salutarsi.
Caro Gigi, domani sera andrò in un posto sotto l’Altipiano a tirar con la fionda a una vecchia lampadina Edison sopravvissuta al post moderno. Spero di avere ancora una buona mira.
Marco Paolini

postato da: stojil alle ore 10:29 | Link | commenti
categoria:letteratura, grazia
mercoledì, 13 giugno 2007
Arrivo all’entrata della sede con cinque minuti di anticipo. Due ragazze, le braccia colme di raccoglitori, trafficano con la serratura della porta. O meglio. Una traffica, l’altra è al cellulare, sta fissando un appuntamento nel modo in cui lei o una sua collega ha fissato anche il mio. Sono incerto tra infilarmi nella porta con loro, chiedere se stanno andando dove sto andando io o far finta di niente. Alla fine, visto che sono tempi di incertezza, e negli ultimi giorni non mi sento molto sicuro di me, tiro dritto. Temporeggio, un po’, controllando che passi un paio di minuti. Alle 14.28 suono il campanello.Salgo le scale, devo andare al primo piano. Mi accoglie una ragazza, forse quella che ha aperto la porta da basso più a improperi che a giri di chiave. Se non altro il siparietto mi ha sciolto un po’, ma siccome non ripongo grosse speranza, né interesse, in questo colloquio, non sono nemmeno troppo teso. Diciamo che riesco a mantenere un buon controllo della situazione.

“Prego si accomodi e compili questo.” Mi siedo. Appendo la giacca a una sedia. Mi guardo attorno. La sede della società di selezione è composta da 2 stanze più l’anticamera in cui mi trovo in quel momento, a sua volta composta da tre sedie e nessun appendiabiti.

Compilo il questionario. Più tardi mi pentirò di non aver lasciato in bianco i campi sull’occupazione dei miei familiari. Si tratta di valutare me e le mie capacità. Che certamente dipendono dall’ambiente in cui sono cresciuto, ma ai fini di un potenziale datore di lavoro dovrebbero prescinderne. Comunque, sto facendo una selezione per una società di assicurazioni, non stiamo parlando di qualcosa con una morale. E comunque immagino che sia un d’uso così.

Mi sbirciano una volta. Non ho ancora finito. È che su certe cose sono incerto. Retribuzione di quando facevo l’imbianchino? Sindacale. Di quando imballavo profili di alluminio? 3° livello. Forse avrei dovuto scrivere sindacale anche in questo caso.3° livello avrei dovuto metterlo alla voce tipo di contratto. Ho un po’ di confusione su queste cose. Ma non sul fatto che loro avrebbero voluto vedere delle cifre. Ma ho un po’ di pudore in questo.

Quando mi sbirciano per la seconda volta ho terminato di compilare il questionario. Entro nella stanza di sinistra. La ragazza che mi esamina è la meno carina di quelle che ho visto aggirarsi per gli uffici, ma ha un’espressione molto dolce. Comunque dubito che tutto questo abbia un significato.

Mi dice di appoggiare la borsa a tracolla sopra un armadietto a muro. Io la metterei anche per terra, ma tant’è. Le consegno il questionario. Ci presentiamo.

Le prime domande per completare il questionario.
“Quanto dista il comune in cui vive dal capoluogo di provincia?”
“30 chilometri.”
(Facile, questa.)

“I centri principali tra le due città?”
Gliene enumero un paio.
“Distanza?”
“Dieci e venti chilometri. Sì, a un terzo e due terzi, direi, se dovessi fare una partizione.”
(Cazzo, vedrai che figurone adesso che hai detto partizione. Strano che non si sia ancora sdraiata ai tuoi piedi. O che non ti abbia detto “bene, il colloquio è finito. Lei è assunto. Vice capo del mondo le va bene?)
Poi altre stupidaggini.
Poi: “Come si descriverebbe?”
(Complessato? Paranoico? Piccolo e nero?)
(Silenzio)
“Mi verrebbe da dire lento, come vede, ma sa, è solo il lato superficiale del fatto che sono molto riflessivo,
(no, no, sei lento),
preciso
(ecco, già meglio),
maniacale in alcune cose
(oh no)
ma nei vezzi
(oddio…),
nelle cose senza importanza
(adesso lo dico, è la cosa peggiore che si possa dire a un colloquio di lavoro ma io lo dirò lo stesso, sono qui per vedere com’è un colloquio di lavoro con gli squali, per imparare, non per vincere, non ho tempo le sofisticazioni),
introverso
(ecco, bravo, in effetti è la cosa peggiore che si possa dire a un colloquio di lavoro),
ma estremamente aperto all’esigenza e nei lavori di gruppo.
“Come si vede tra cinque anni?”
“Come mi vedo o come spero di vedermi?”
(Cazzo, ti sei dimenticato di dire sincero, alla domanda di prima. Dovevi ricordarti di Santa Maradona. Qual è il suo pregio: la sincerità. Il suo difetto? La sincerità.)
“Faccia lei.”
“Dunque. Come temo di vedermi è
(affermato, dai, dai)
precario
(no, non è possibile)
non per scarsa autostima ma perché la contingenza economica è quello che è. Come spero di essere è soddisfatto del mio lavoro, un lavoro che mi permetta di fare ricerca nel campo dello sviluppo economico e delle politiche di sviluppo.”
(Ecco, se adesso ti chiede cosa ci fai a un colloquio per un’agenzia assicurativa non ti stupire, ok?)
“Presso un’agenzia assicurativa, preferirebbe un lavoro front-office o back-office?”
“Non conosco molto bene questo mondo, quindi fatico a immaginare le diverse mansioni che potrebbero essermi affidate, tuttavia immagino che un lavoro front-office sia più stimolante
(cazzo, ha scritto anche questo, se ti prendono – non ti prenderanno, ma se ti prendono – ti mettono a vendere polizze, cazzo, lo sai che non sapresti vendere ghiaccioli nel deserto, figurati agli esquimesi)
anche se probabilmente mansioni di tipo back-office mi consentirebbero un’entrata nel mondo del lavoro più soft
(ecco, dai, però non fare la figura del topo da ufficio)
anche se resta da vedere quali stimoli possa continuare a offrire nel tempo.”

Altre domande. Di tutto un po’. Alla fine, arrivederci, e grazie.

(Che imbarazzo, però, dare del lei a una mia coetanea – almeno questa è stata la mia impressione – per doveri di circostanza. Io ho anche provato a fare il simpatico, a cercare di far spuntare un’ammissione – “sì, ho studiato psicologia, adesso faccio i colloqui di lavoro per le assicurazioni, non ne posso più!” – ma alla fine è un “arrivederci, eventualmente la richiameremo entro una settimana” – e immagino che un introverso, preciso ma sarebbe più corretto dire maniacale e con velleità di ricerca in campo di politiche economiche sia il profilo dell’agente assicurativo ideale.)

Esco. Raccatto la mia giacca con un mezzo sorriso. Le altre due sedie sono occupate da altrettanti ragazzi. Taglio di capelli corto
(e soprattutto pettinato, non come il tuo),
giacca ancora addosso, sotto si intravede la camicia
(tutta la camicia, non solo il colletto, significa che sono in giacca, non in maglione, come te, e magari hanno pure la cravatta),
non sollevano la testa dal questionario. Mi aspettavo un cenno, non dico un sorriso. Invece il sorriso scappa a me. Questi due sono uguali tra loro e a tanti altri. E magari quando sono uscito dalla porta hanno pensato che fossi un ostacolo al loro agognato lavoro.

Che poi magari sarà anche il mio, chissà.
(Eh già, compagno di scuola).

Ma per ora ho ancora il mio sorriso, e me lo godo, e me ne vado via leggero.

 

postato da: stojil alle ore 17:16 | Link | commenti
categoria:lavoro, grazia
venerdì, 19 gennaio 2007

14 dicembre 2006. I Democratici di Sinistra, in consiglio regionale, votano “sì” al rinvio dell’ordine del giorno in commissione Affari Istituzionali. In sostanza, parere contrario dal distaccamento del comune di Lamon dal Veneto. I DS locali e provinciali si stupiscono, promettono battaglia.

Vicenza. Il governo non si oppone all’allargamento della base Usa. Proteste. Autosospensioni dai partiti di centro-sinistra.

Lo scollamento tra interessi locali e regionali o nazionali non è una novità. Negli ultimi tempi, la questione dell’alta velocità in val di Susa è stata paradigmatica. E tornerà alla ribalta, c’è da scommetterci. E con maggiore enfasi ora che al governo c’è una coalizione di centro-sinistra, a cui appartiene, almeno idealmente, buona parte del movimento No Tav, ma anche quella componente dell’alleanza favorevole alla Tav.

L’appartenenza ideologica sembra facilmente soccombere all’appartenenza a un luogo. Ma non sembra che questo possa dirsi dovuto a un maggiore legame al proprio territorio. L’impressione è che questo legame si sia mantenuto costante, nella propria forza, nel corso degli anni. È piuttosto il senso di appartenenza a un’idea – a un’ideologia – ad essere venuto meno. Da un lato è un bene che non ci si pieghi alla logica di partito, che si portino avanti le idee che si ritengono meritorie.

Nel caso della Tav, la protesta è portata avanti da cittadini che temono lo sconvolgimento ambientale e quant’altro. Ma certamente anche da chi teme che l’accelerazione dei trasporti comporti un by-passaggio di quelle aree, con una conseguente perdita economica. Il che è certamente sufficiente a motivare la protesta. Probabilmente anche valido. Ma nell’ottica del sistema, soccombe chiaramente all’interesse nazionale (termine terribile, che comprende di tutto e di più).

Nel caso di Lamon, e degli altri comuni bellunesi in potenziale esodo, colpisce apparentemente l’atteggiamento della provincia, che caldeggia la loro secessione. Mi pare una contraddizione che un’entità veda favorevolmente un distaccamento di un proprio pezzo. Ma è ovvio che se esso avvenisse permetterebbe alla provincia di chiedere con più forza l’autonomia.

E chi chiede di passare al Trentino Alto-Adige ammette candidamente di farlo non perché si senta più trentino che veneto, ma perché lì ci sono più soldi.

Nel caso di Vicenza, la protesta nasce per tutelare un diritto alla tranquillità, a non portare sul territorio una maggiore pressione militare. Ma a essa si affianca la protesta di chi teme che un “no” agli Usa comporterebbe uno smantellamento della caserma Ederle, e una perdita di posti di lavoro.

Lo scontro locale-nazionale non trova riscontro in un senso di appartenenza a un luogo. Esso viene tirato in ballo per giustificare una difesa dei propri interessi. Certamente non immediati ma quelli di una comunità. E comunque interessi.

Sia chiaro. Non siamo qui a far le anime candide. A scandalizzarci. In val di Susa, avrei probabilmente dormito in tenda con i manifestanti. A Lamon forse avrei votato per uscire dalla regione Veneto – non fosse altro per avversione politica. A Vicenza sarei andato a manifestare contro l’allargamento, o perlomeno contro questo allargamento.

Quel che qui si vuol fare è cercare di capire. Non fornire risposte, ma almeno formulare le domande. E dunque. Le battaglie locali sono battaglie a tutela di un territorio? Sono a tutela di un interesse personale? Sono a tutela dell’interesse di una comunità? Sono anche/ancora politiche?

postato da: stojil alle ore 16:05 | Link | commenti
categoria:politica